Tuffo nel passato del podere bagnoli

“Bagnoli è un posto dove le polle d’acqua sono sempre state numerose e di una certa consistenza: la Fonte dei Pitti, quella del Tosi o di San Iacopo e, alle spalle, il Capo di Monte (m. 522), dove nasce la Fossa di Bolgheri”
Un edificio storico disposto su tre livelli con un piano terra e due piani sopra terra articolato su più livelli compenetrati nel terreno terrazzato del luogo. Le testimonianze storiche risalgono al 1752, anno in cui la famiglia Carnesecchi si trasferì dalla provincia di Pistoia in queste zone richiamata dalla lavorazione dei castagni, dei quali, i membri erano esperti conoscitori. L’ edificio, costruito in più periodi in funzione delle crescenti esigenze familiari, assunse l’ attuale configurazione nel 1832, come testimonia una targa in travertino presente sulla facciata posteriore.
Due dépendance esterne fanno da cornice all’ edificio principale conferendo all’ insieme l’ aspetto di antico borgo toscano. Il parco-giardino circostante, che si estende per 15 ettari, completa il quadro con itinerari e sentieri percorribili e con aree tematiche specifiche che ricordano antichi mestieri e stili di vita passati. Le suite-appartamento presenti sono caratterizzate da elementi architettonici tipici dell’ epoca e mai alterate da interventi innovativi. Le antiche travi di castagno caratterizzano ancora oggi i soffitti degli ambienti ricordando origini lontane ma al tempo stesso la funzionalità e l’ efficienza di materiali di epoche passate.
Fin dal 600
I CONTI DELLA GHERARDESCA IN BAGNOLI
In Bagnoli i Della Gherardesca avevano un importante podere fin dal Seicento e numerose famiglie si sono succedute alla conduzione agricola di superfici un tempo lavorabili e fertili.
Circa un secolo dopo si aggiunsero due case, quella dei Bargellini e, appunto, quella dei Carnesecchi, incastonate in una zona interamente boscata e caratterizzata da macchia mediterranea tipica con lecci, querce, ornelli, allori, sughere, corbezzoli, ecc.
IL PODERE BAGNOLI
Bagnoli è una località incastonata alla confluenza di due pendici collinari, una delle quali separa il comune di Castagneto Carducci da quello di Sassetta; un ambiente preservatosi nel tempo intatto, capace di evocare il suo passato agreste e operoso mantenendo, al contempo, la specificità di una natura autentica, incontaminata, splendidamente affacciata su un panorama straordinario che va dall’alto tirreno alla pianura e alle alture che delimitano il territorio del doc di Bolgheri. Zona interamente boscata e caratterizzata da macchia mediterranea tipica con lecci, querce, ornelli, allori, sughere, corbezzoli, ecc., Podere Bagnoli in ogni mese dell’anno incanta con le varianti cromatiche tipiche delle differenti stagioni, offrendo uno spettacolo rinnovato di armonie colorate.


[Nella foto la sorgente del Podere Bagnoli]
La parola deriva da “balneum” (come per altre località omonime situate in comuni adiacenti) proprio perché “Bagnoli è un posto dove le polle d’acqua sono sempre state numerose e di una certa consistenza: la Fonte dei Pitti, quella del Tosi o di San Iacopo e, alle spalle, il Capo di Monte (m. 522), dove nasce la Fossa di Bolgheri” (L. Bezzini, Dizionario castagnetano, Pontedera, Bandecchi e Vivaldi Editore, 1995, pag. 45). Anche all’ interno del Podere Bagnoli è presente una sorgente antica e profonda che fornisce acqua da decenni e che ancora oggi è attiva nonostante i periodi di crescente siccità.
La famiglia Carnesecchi
Si ha notizia di un certo Valentino Carnesecchi, pistoiese e innestino di castagni, che morì in giovane età dopo essersi insediato inizialmente in Segalari. Il figlio Salvatore ottenne un livello antico in Bagnoli e vi costruì una capanna, primo nucleo abitativo a ridosso della sorgente d’acqua che da allora ha consentito l’irrigazione dei campi progressivamente messi a coltura. Un documento autografo, risalente al 1800, attesta che “Salvadore del fu Valentino Carnesecchi, d’anni trentasette incirca, sorpreso da gagliarda febbre nella sua capanna in luogo di Bagnoli, cessò di vivere senza Sacramenti”. Anni dopo, il figlio Ranieri costruì al posto della capanna una casetta livellare e in seguito vi aggiunse nuove stanze.

[nella Foto il camino della prima stanza costruita con lo stemma di famiglia]

[Nella foto gli ultimi abitanti del Podere Bagnoli prima della divisione del patrimonio]
A partire dal XX secolo la famiglia Carnesecchi, che in Bagnoli aveva prosperato, cominciò a investire in altre zone del comune, acquistando immobili nel vicino borgo di Castagneto o terreni e poderi nel piano. Ciò nonostante, quando doveva nascere un nuovo membro della famiglia, la futura madre, anche se abitava ormai altrove, tornava a partorire in Bagnoli perché quel luogo rappresentava un auspicio di prosperità e fortuna (questo fino al 1940, quando Clementina Carnesecchi, accompagnata in barroccio dalla levatrice, dette alla luce Paolo, ultimo epigono autoctono della genìa). Nella seconda metà del Novecento la famiglia, rimasta unita fino ad allora, a seguito delle mutate abitudini di vita e lavorative degli anni successivi al periodo bellico, decise di dividersi per seguire le strade ormai diverse e indipendenti di ciascuno.
La proprietà di Bagnoli toccò in eredità a Adelfo Carnesecchi e, dopo di lui, all’unica figlia Virginia Giuditta, la Titta. Con il marito Dilvo Scateni e il figlio Gino, Titta era solita trascorrere in Bagnoli solo i mesi estivi, dopo che la messa a coltura delle terre era andata scemando e l’abitazione serviva ormai per la villeggiatura. Ciò nonostante, non mancavano le occasioni per riunire intorno al desco di Bagnoli numerosi convitati, dato che la Titta era famosa per le sue doti culinarie, in particolare per la sua speciale ricetta della testina di cinghiale alla castagnetana. Negli anni ’90, tuttavia, si è resa indispensabile una prima ristrutturazione globale degli edifici, portata avanti con pazienza certosina da Giorgio Serni, affine alla famiglia, anche lui ammaliato dall’armonia seducente di quel luogo e dalla speciale fertilità del terreno, su cui ha anche ripreso a coltivare piccoli appezzamenti. Da allora gli edifici sono stati adibiti alla ricezione turistica, sotto la supervisione di Eva Odörfer, come esperta del settore che ha vissuto a lungo lì.

[Nella foto l’ ultima generazione dei Carnesecchi, figli e nipoti degli ultimi abitanti del Podere, riunita in Bagnoli nel Novembre 2018 sotto lo stemma di famiglia riportato nel grande camino della suite Acanto].
E’ stata la pandemia di Sars-Cov2 a imprimere una nuova svolta al destino di Bagnoli: il proprietario Gino Scateni, infatti, ha deciso di investire nel ripristino della struttura e della proprietà tutta, mettendo mano a una seconda, capillare ristrutturazione portata avanti nell’ottica di un recupero ‘filologico’ dell’insieme del bene fondiario al fine di mettere a disposizione degli ospiti non solo un luogo unico per la sua bellezza, ma anche un’identità forte, evocata dall’offerta di tutta una serie di esperienze legate al passato di Bagnoli e, più in generale, alla cultura contadina dell’alta maremma toscana.

